App e business, moda o sfida?

App e business, moda o sfida?

Avere un App personale per la propria azienda o per la propria professione è visto come un vezzo da molti.  Ma è veramente un vezzo oppure è una scelta di business?

Innanzitutto cominciamo dal significato di quelle tre lettere “App” che, per una volta, non sono un acronimo, ma un’abbreviazione del termine inglese “application”.  Lasciamo ora questo piccolo preambolo dedicato a chi conosce meno la tecnologia e addentriamoci nella risposta del quesito che ci siamo posti: l’App è un vezzo o una scelta di business?

Per rispondere alla domanda dobbiamo innanzitutto analizzare il contesto, per farlo, siamo partiti dal Rapporto Coop 2014 visibile a questo link (rapporto Coop 2014). La prima cosa che si nota è che la tecnologia è al secondo posto tra gli interessi degli italiani di sesso maschile dietro solo agli eventi sportivi (che sappiamo essere il principale interesse nel nostro stato da moltissimi anni).

Sempre dallo stesso rapporto emerge che gli italiani sono sempre più smart e digital, di seguito alcuni dati. In media navighiamo online per oltre 4 ore e 40 minuti tramite pc tradizionali, quindi più di mezza giornata lavorativa. Oltre a questo dato dobbiamo tener presente che il 46% della popolazione utilizza internet da mobile in media per circa 2 ore al giorno. Gli utenti dei social media ammontano complessivamente a quasi 30 milioni, quindi circa il 50% degli italiani. In questo contesto spunta il fatto che siamo innamorati di Facebook: siamo primi in Europa con 2 ore al giorno passate in questo social. Questi dati ci fanno percepire quanto siamo sempre più legati alla rete ed ai servizi ad essa collegati.

Ora che è stato analizzato l’am
biente passiamo a ciò che ci interessa maggiormente, cioè l’utilizzo delle App. Sempre nello stesso rapporto della Coop emerge che 31 milioni di Italiani sono proprietari di uno smartphone, il 69% dei quali lo utilizza per scaricare App, è la prima operazione dopo quelle “standard” come telefonare ed inviare messaggi, effettuare foto, consultare portali di ricerca ed utilizzare la posta elettronica.
Quindi il bacino d’utenza di una nostra eventuale App è di circa 21 milioni di persone, dato interessante e destinato a salire in breve tempo visto che il tasso di penetrazione di smartphone sta crescendo esponenzialmente. Uno studio riportato dal portale Wireless4innovation ha notato che il ROI per le APP può avvenire in 10-12 mesi (i due casi trattano di aziende di medie dimensioni). A nostro avviso, per le PMI del nostro territorio il ROI probabilmente sarà più lungo, però dobbiamo sempre considerare che un App può permetterci di risolvere alcuni problemi di gestione, oppure fidelizzare i clienti grazie all’inserzione di coupon o scontistiche per chi utilizza l’App per effettuare ordini o acquisti.

Oltre ad obiettivi prettamente e direttamente connessi al business possiamo pensare che un App può sempre diventare virale, quindi di ampio utilizzo, se offriamo un servizio che vada a soddisfare un bisogno espresso oppure latente delle persone. Un’azienda o un singolo, quindi potrebbero essere interessati allo sviluppo di un App anche in ottica di investimento; qualora l’App cominci ad essere installata ed utilizzata in poco tempo potrebbe divenire un’ottima vetrina per l’azienda o addirittura una sensazionale rivelazione economica (esempio WhatsApp, venduta a 19 miliardi di dollari).

Le aziende con cui collaboriamo (Nova IT e BP Sistema) sono a disposizione per la consulenza e lo sviluppo di App Android e IOS, ne abbiamo già sviluppata una per rispondere ad un nostro bisogno: conoscere quello che stiamo visitando.
Vi è mai capitato di trovarvi di fronte ad un monumento in una città d’arte e non sapere di cosa si tratti? La nostra App TagWiki è stata pensata per rispondere a questi quesiti.

Per concludere possiamo dire che visto il contesto ed il prossimo futuro investire su un App non è un vezzo ma un vero e proprio progetto di business. Probabilmente possiamo paragonare il mercato dell’App oggi al mercato del web di 10/15 anni orsono, dove avere un sito internet era un fattore differenziante, oggi è un obbligo per non rimanere esclusi.

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